Saggi, elezioni e Parlamento

Il Presidente della Repubblica Napolitano ha così deciso di nominare due gruppi di “saggi” per cercare di identificare i temi più importanti da affrontare e successive soluzioni e accorgimenti da adottare per aiutare il nostro Paese ad affrontare la crisi economica e politica. Inoltre il governo Monti rimane in carica in quanto non sfiduciato.

In base a quale norma costituzionale Napolitano ha deciso in questo modo? Ha senso quanto deciso?

Prima di tutto la nostra è una Repubblica parlamentare, quindi è il Parlamento che prende decisioni e non il Presidente della Repubblica. Non sono previsti commissioni di saggi nominati dal Presidente. E’ il Parlamento che può farlo. E’ il governo attraverso un decreto che va poi approvato dal Parlamento, che può farlo. Ma il Presidente non può farlo.

Il nostro sistema è molto semplice. Si vota, chi prende più voti in base alla legge elettorale in vigore, riceve l’incarico di formare il governo, se fallisce si torna a elezioni. Napolitano ha abusato del suo ruolo e sta privando il Parlamento e il popolo italiano dell’Autorità che gli è data dalla Costituzione.

Inoltre il governo Monti è dimissionario, altrimenti non si andava a elezioni. E inoltre era espressione di un Parlamento non più in carica. Dovrebbe tornare alle camere e farsi ridare le fiducia, ma solo dopo che chi ha ricevuto l’incarico, rinunci.

Ma ancora una volta il PD non è in grado di fare il suo lavoro per questo assurdo senso quasi materno o da sudditanza rispetto a Napolitano. Le azioni sarebbero semplici:

  1. Bersani deve ed è suo diritto andare alle camere per chiedere la fiducia
  2. Il PD deve sfiduciare il governo Monti nel caso Napolitano si rifiuti di dare pieno incarico a Bersani

Il PD e il senso della responsabilità

La pantomima è finita, si tornerà a elezioni anche se Napolitano cercherà una soluzione impraticabile. Il PD non può ancora una volta suicidarsi appoggiando un governo tecnico o di coalizione per traghettare l’Italia alle prossime elezioni. Vorrebbe dire l’estinzione del PD.

Il tema che mi interessa trattare però è come il PD si sia suicidato negli ultimi due anni. Le regioni sono più antiche e sono le stesse motivazioni che spiegano la caduta del governo Prodi e la sconfitta del PD e dei suoi alleati in questo ventennio di Berlusconi.

Il nodo della questione mi sembra sia strettamente legato al concetto di Responsabilità. Il PD vive una specie di schizzofrenia politica. Da una parte produce programmi interessanti e condivisibili, frutto del dialogo che ha con la società civile, appena arriva al governo realizza un piano diverso. A parte il mstero (si fa per dire) di un agire così schizzofrenico, è evidente che alla lunga l’elettorato fa difficoltà a capire perché dovrebbe votare un partito che non si capisce cosa farà sa va al governo.

Secondo me la fonte principale di questa schizzofrenia politica è legata proprio al senso sbagliato o errato di responsabilità che applica ogni volta che deve fare delle scelte.

In pratica se sei un partito di opposizione, ti devi comportare da partito di opposizione, non da partito che non sta al governo ma prende decisioni da partito al governo. Altrimenti gli elettori non capiranno chi sei.

Il caso più eclatante è la nascita del governo Monti. Responsabilità politica ed economica della mancata gestione della crisi era del governo Berlusconi, quindi era il governo Berlusconi a dove appoggiare il governo Monti, altrimenti si andava a elezioni.

Ma anche se ci fosse stata, come era, una emergenza, non si capisce perché il PD ha appoggiato una serie di leggi e di interventi economici che erano palesemente di destra e quindi contrati alla natura di centro-sinistra del partito. La responsabilità era del PDL, non del PD. La responsabilità del PD è che quando sarà al governo, dovrà attuare politiche di centro-sinistra. Esattamente come sta facendo Hollande in Francia.

Nella vita non ci si carica delle responsabilità degli altri. A ognuno il suo.

Il PD deve imparare a essere se stesso, non giocare il ruolo degli altri.

L’indignazione sui social media (parte 2)

(La prima puntata leggila qui)

L’indignazione sui social media prosegue giornalmente ormai da tempo. Come abbiamo visto Internet e il Web sono stati utilizzati da sempre per mettere in contatto persone con le stesse idee per opporsi a situazioni non gradite. Va ricordato che per esempio le recenti azioni dei neo-nazisti in Europa sono coordinati attraverso la rete.

La rete è neutra, tutti possono usarla per i loro fini e scopi. Lo sanno bene i militari del Pentagono che avevano pensato e progettato Internet per fini bellici, per poi perderne il controllo.

La caratteristica di neutralità è fondamentale per diversi motivi, alcuni ovvi. Per esempio la facile accessibilità garantita dalle aziende che vendono la connettività (solo nelle università si può accedere in piena libertà dai padroni delle comunicazione) è un aspetto di neutralità. Chiunque può accedere alla rete. Un altro aspetto molto importante è che proprio perché chiunque può accedervi, è sempre più incerta l’attendibilità delle fonti e degli autori.

E’ sempre più frequente leggere sui giornali delle modalità con cui i gruppi neonazisti si organizzano usando internet e il web. Questo primo elemento dovrebbe far sollevare il sospetto o almeno il dubbio su chi sia l’autore di un messaggio quando lo riceviamo. La situazione è che ormai le informazioni che girano sulla rete hanno lo stesso valore che provengano dall’estrema destra, come dalla sinistra, come ad agenzie di comunicazione che controllano le nostre opinioni influenzandole. Vediamo alcune tecniche e casi specifici:

L’uso della immagini
E’ frequente per esempio veder circolare messaggi contenuti in file jpg o comunque in immagine, anche se spesso si trovano delle scritte. Il messaggio è totalmente superficiale in quanto in una immagine è impossibile costruire una informazione sulla base di una serie di dati. Per esempio l’immagine :

questa è palesemente disinformazione. Perché dovremmo boicottare la Coca-Cola? Qual è l’associazione proiettile/bevanda gassata? E’ molto probabile che esistano ottime argomentazioni per boicottare questa azienda come altre, ma perché?

Quest’altra immagine è ancora più ricca di disinformazione (potrebbe anche avere ragione) ma su che basi?   Quali sono le fonti? Perché?

Aiuterebbe capire qual è l’associazione tra aziende che si occupano di cibo come McDonalds e Coca-cola, aziende che si occupano di vari settori del largo consumo come P&G (detersivi, dentifrici, pannolini, etc…), aziende che producono lettori cd, televisori e la difesa militare.

Ancora più interessanti sono le immagini dai gruppi anti vivisezione dove spesso viene fatto un elenco di azienda o marchi responsabili dei test sugli animali, ma raramente si spiega che la legge obbliga i test per basterebbe fare pressione sui politici piuttosto che sulle azienda.

L’aspetto disinformativo è presente anche in vignette umoristiche dove la semplificazione porta inevitabilmente alla totale disinformazione quanto non si possa sospettare una volontaria attività di diffusione e istigazione dell’odio.

Questa immagine per esempio è contraddetta dai fatti stessi, basterebbe leggere un libro di storia o seguire le informazioni sugli armamenti di Hamas o degli Hezbollah per sapere che sulla loro bilancia non ci sono fionde.

L’aspetto antisemita della protesta su internet verrà esaminato in altri interventi, è comunque uno degli aspetti più interessanti del totale sbilanciamento della indignazione. E’ selettiva e diversi argomenti non vengono trattati.

In sintesi
Anche se con i migliori intenti la diffusione di queste immagini non aiuta a una consapevole presa di coscienza dei fenomeni e dei fatti. Rinforza invece una idea di superficialità che fa sospettare l’obiettivo di creare disinformazione e pilotare l’opinione pubblica, sconvolta dalla immagine, verso posizioni necessarie per rinforzare o creare atmosfere “necessarie”.

Vedremo nella prossima puntata come gli articoli spesso pubblicati su siti web dedicati “a raccontare quanto i giornali non raccontano”, sono mal scritti e spesso in mala fede con strane coincidenze e chiare strategie di scrittura.