Israele, Gaza e la mancanza di umanità

Il titolo probabilmente trarrà in inganno. La mancanza di umanità non è presente nei bombardamenti di Israele, ne tanto meno nel lancio dei missili di Hamas. Le due parti sono in guerra senza, probabilmente, ricordare correttamente l’origine del conflitto.

Esistono in libreria sicuramente libri che ricostruiranno le origini storiche del conflitto, della costante incomprensione dei fatti che dal 1945 portarono alla creazione dello stato di Israele. Resta il fatto che oggi esiste un problema e non è il conflitto tra Israele e Hamas.

Il problema è l’approccio occidentale al conflitto. Mettiamola in questo modo, alla morte dei tre adolescenti israeliani lo sdegno è stato modesto, sì generiche affermazioni, ma come dire una buona parte avrà sicuramente pensato che se lo meritavano. Tant’è che sono apparse immagini dove si potevano leggere battute del tipo “adesso sono come i palestinesi”.

Chi ha diffuso queste immagini o le ha create, dovrebbe chiedersi se è un pacifista o un antisemita. Di pacifismo c’è poco, di odio un valore incommensurabile. Se diffondo una vignetta o testi in cui sostanzialmente si esprime odio verso Israele è molto difficile pensare che si stia contribuendo alla Pace, ma sicuramente si sta contribuendo all’incremento dell’odio.

Il problema però, che sfugge agli occidentali e che invece è ben presente negli USA e in Israele, è che quando si esprime odio verso Israele, si rinforza l’antisemitismo. Più che una opinione è un fatto, basta dare una occhiata all’incrementare di comunicazioni antisemite quando il conflitto Israele-Hamas si inasprisce. È una specie di meccanismo automatico. Si rinforza anche per un meccanismo sempre automatico che è uno dei temi “caldi” dell’antisemitismo: il complotto giudaico per la conquista del Mondo.

Un tema tira l’altro.

D’altra parte appena Israele ha iniziato a difendersi, considerando anche il lancio dei razzi e missili contro le sue città, lo sdegno verso la difesa è salito a livelli incredibili. Insomma se i palestinesi uccidono israeliani ci sta, si può anche accettare.

Ma allora?

Allora intanto da un movimento pacifista ci si aspetta che sia per la Pace, non per una fazione rispetto a un’altra, considerando che anche il presunto “cattivo” ha civili da difendere. Quindi un movimento pacifista dovrebbe dire: “siamo contro la guerra”, entrambe le parti siete in torto se usate la violenza per risolvere il conflitto.

Invece la comunicazione è “Israele ha torto, fa bene Hamas ha sparargli contro, Israele si lamenta, ma infondo che cos’è essere bersagli di missili, infondo se la sono cercata…” e banalità di miseria umana a questo livello, espressa sia in formato immagine che in formato scritto. Tutto ciò si aggiunge a una buona dose di ignoranza storica e politica che fa sorridere se non preoccupare.

Ecco perché alla fine possiamo parlare di disumanità ma dei cosiddetti pacifisti o dei filo-palestinesi, che poi alla fine si ritrovano ad appoggiare una organizzazione che di bontà poco ha, forse se qualcuno si studiasse con attenzione che cos’è capirebbe perché poi ci sono persone che stanno con Israele. Non tanto per supportare i morti, ma per difendere un processo di Pace che passa attraverso il diritto internazionale non attraverso esperti di comunicazione, propaganda, false informazioni, odi razziali e pregiudizi.

Sembra assurdo ma il processo di pace è più difeso dalla azione militare di Israele che dai missili lanciati da Hamas. Israele come Stato democratico ha sempre processato e controllato l’operato dei propri soldati che combattono per difendere il loro Paese, OLP prima e Hamas oggi coinvolge i civili nella loro lotta fino quasi ad accettare come strumenti della lotta e propaganda i morti generati dal conflitto. La scarsa attenzione è tale che è anche emerso che i friendly kills sono più diffusi di quanto si pensi.

Questo è uno dei passaggi più difficili da accettare dagli occidentali. Dopo quasi 70 anni di Pace abbiamo poco chiaro cosa si è disposti a sacrificare per la propria lotta, giusta o sbagliata che sia. Hamas, e non ci sono dubbi in merito, mette la popolazione civile di Gaza in condizioni di morire per difendere un magazzino di missili, una postazione di lancio, l’ingresso ai famosi tunnel per entrare in territorio israeliano. È difficile ammettere o pensare che sia possibile. Il concetto di sacrificio è ormai fuori dai nostri pensieri. La qualità della vita di cui oggi godiamo, ci fa perdere la misura della disumanità di cui possono essere capaci persone che vivono e fondano la loro esistenza sull’odio e la guerra.

Hamas poteva investire tutti i soldi che incassa, in costruire infrastrutture socio-economiche per la popolazione. Poteva accettare gli aiuti dei paesi arabi che volevano investire nello sviluppo di Gaza. Ma è meglio mantenere un popolo sotto assedio, in guerra costante. In questo modo si mantiene una eterna falsità storico-politica.

Per completare il piatto da far mangiare agli occidentali bisogna condire con bambini morti, gli occidentali parteggiano subito per le vittime innocenti (il Vangelo insegna) senza approfondire gli argomenti (vedi la Siria dove la parte “buona” è risultata come il suo carnefice, ma poiché morivano bambini – i numeri però erano un po’ troppo esagerati – allora si è replicata la dicotomia buoni-cattivi).

W i cattivi e buona “pace” per i buoni. Ma chi sono i buoni e i cattivi in un conflitto? Sicuri che in questo conflitto le parti siano assegnate correttamente?

Sarebbe bello che i pacifisti scendessero in piazza non contro qualcuno ma perché tutti, dico TUTTI, stiano in Pace: israeliani e palestinesi. Perché anche i cittadini israeliani avranno diritto alla vita o no?

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Tutto un calderone? Lo dice Grillo

Molti anni fa, quando avevo i capelli castani, molti chili in meno e ancora litigavo tra diritto privato e diritto del lavoro, si distingueva sempre e comunque tra voto locale, voto cioè amministrativo, e voto politico, voto quindi per l’elezione dei parlamentari e quindi di conseguenza del governo.

Si viveva in una specie di contraddizione: quando si votano le politiche il PCI era sempre penalizzato, il fattore K, il fattore muro di Berlino, impedivano un voto praticato per consapevolezza civica. I cittadini non votavano per scegliere i migliori programmi elettorali, ma semplicemente se finire sotto il blocco sovietico, dove avrebbero patito la fame, oppure il blocco occidentale, dove invece la bambagia e l’opulenza permetteva a tutti di vivere in serenità.

Invece alle amministrative il PCI guadagnava qualche punto e spesso si trovava a governare la famose regioni rosse o semi rosse con buona pace di tutti.

Poi arrivò la cosiddetta seconda repubblica e si pensò che questo fattore fosse stato eliminato. In effetti grazie a uomini come Prodi, l’Italia ha goduto di una certa alternanza di dibattito politico e di idee che giravano per la società civile. Allo stesso tempo però per una serie di fattori probabilmente maturati nella cosiddetta prima repubblica, non avveniva un vero ricambio politico e si finiva per una serie di irrisolte scelte politiche che non portavano a molto, se non a niente.

Il centrodestra più bravo riusciva a concretizzare una serie di risultati elettorali e politiche che gli permetteva di governare l’Italia molto più a lungo del centrosinistra.

Di fatti però non c’era alcun cambiamento significativo e l’Italia godeva ancora di un fattore 2K che bloccava tutta la società civile, ma soprattutto i processi decisionali che avrebbero dovuto guidare l’Italia nell’affrontare le difficoltà che la Storia impone ai popoli.

Tutto questo per dire che oggi questo parametro di differenza tra voto amministrativo e politico è cambiato. Il M5S, grazie ai reggenti eterni, ha mescolato le carte, riuscendo a trovare un minimo comun denominatore tra governanti locali e governanti nazionali.

Il populismo aiuta. Si fa presto a confondere le acque, a fare di tutta un’erba un fascio. Il discorso di Grillo-Casaleggio è semplice quanto diretto ed efficace, ed economico:

sono tutti corrotti e collusi. Non c’è differenza tra un partito e l’altro.

A questo punto è facile lanciare i propri candidati a livello locale, portatori di un atto liberatorio dalla partitocrazia e dai partiti, tutti corrotti. D’altra parte proprio a livello locale la corruzione, il mal governo è misurabile e verificabile con più facilità dai cittadini.

Il PD e FI non hanno compreso questo “claim pubblicitario”, almeno subito, tant’è che ancora oggi le campagne locali non sono coordinate a livello nazionale. Ma perché dovrebbero essere coordinate a livello nazionale? Per il semplice motivo che Beppe-Casaleggio gode di un enorme vantaggio ogni volta che un politico viene gabbato in flagranza di reato, oppure semplicemente governa male.

L’effetto si applica su tutti i politici. Perché ricordiamolo, sono tutti corrotti e in combutta. E’ una trappola mortale. Una mossa sbagliata e il M5S incassa un voto. Sei corrotto a Palermo, i voti vanno a Grillo a Vicenza. E così via.

Onestamente non sembra che i grandi strateghi del PD e di FI lo abbiamo capito, proseguendo nella logica localista. Ogni capo locale opera autonomamente. Se questo garantiva che un politico capace potesse distinguersi dal suo collega incapace di partito di un’altra città, ora il primo soffre della cattiva immagine che gli porta il secondo.

Per ribaltare la situazione soprattutto il PD dovrebbe avere il coraggio di fare cambiamenti pesanti nella struttura partitica e nella catena di comando. Ma ci vuole tanta umiltà e tanta voglia di pensare in modo strategico.

Andrea

 

 

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Ma il gesto di Renzi è anti democratico?

La caduta di Letta e le consultazioni iniziate oggi sono un chiaro processo anti democratico? La manovra del PD è così bizzarra o anti democratica? da ieri non si fa altro che deridere il PD del gesto di sfiducia verso il governo guidato dal PD.

Detta così in effetti è una battuta servita su un piatto d’argento. Ma è così strano il gesto di Renzi? Stupisce tanto? A me no. Si è sempre fatto così nella storia parlamentare dell’Italia. Da quando seguo la politica di eventi così ne ho visti tanti. La DC faceva sempre così, litigavano le loro correnti e un governo cadeva per dare spazio a un altro governo guidato da un altro democristiano. Ogni tanto il PSI di Craxi si incuneava e così via fino a tangentopoli.

In realtà c’è un problema insolito e irrisolto del sistema parlamentare italiano che fin ad ora non è stato risolto e si è mentito agli cittadini, talmente ignoranti delle regole democratiche da non accorgersi che oltre alla legge elettorale bisognava cambiare le norme che disciplinano il sistema parlamentare. Di fatti non è scritto da alcuna parte che se un governo non può andare avanti, si debba andare alle elezioni e anzi si debba andare alla camere per la fiducia.

Le regole della prima repubblica non sono mica cambiate. Se dalle consultazioni esce un nome, non c’è alcun motivo di andare a elezioni. Sic et simpliciter. Il Presidente della Repubblica scioglierà le camere solo e solo se dalle consultazioni non uscirà un altro nome a cui affidare il tentativo di andare alle camere e chiedere la fiducia. Se venisse sconfitto o non si trovasse un altro nome, si andrà alle elezioni.

E’ inutile eleggere un vincitore o presunto tale se poi non si cambiano le regole che disciplinano i processi regolatori, i meccanismi di funzionamento e dialogo tra i vari vasi comunicanti dello Stato.

E’ inutile lamentarsi. Renzi legittimamente può tentare di fare un governo, legittimamente può sfiduciare politicamente uno dei suoi e legittimamente può attendersi di essere incaricato se il suo partito e altri gruppi o partiti lo indicano come possibile candidato.

C’è poco da lamentarsi. I cittadini devono pretendere di cambiare le regole se vogliono eventi diversi.

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