Monthly Archives: October 2005

Umore

Mi chiedo come si possa cambiare umore in così poco tempo. Per esmepio
questa mattina mi sono alzato bene, ho fato tutto in velocità e sono
arrivato tranquillo in ufficio.
Mi sentivo bene e felice.
Ad un tratto l’umore è cambiato, una serie di situazioni e circostanze mi
hanno portato a discutere e recepire male diverse azioni, situazioni e
pensieri di altre persone.
Ma come avviene un passaggio di questo tipo nell’animo umano?

Nestlè e il caffè solidale

Con una mossa a sorpresa, degna di una grande azienda capace di grandi strategie, la Nestlè ha sostanzialmente smosso il mercato del caffè lanciando prodotti equosolidali.
Niente da dire sulla necessità e opprtunità se visto dal lato delle aziende e delle strategie. La Nestè è l’esempio chiaro e incontrovertibile che il movimento No-Global non ha nessun peso e nessuna capacità di fermare strategie e azioni ben coordinate e concepite da chi i piani li fa in modo ragionato e scientifico.

Il boicotaggio per il latte in polvere non ha ancora fermato, dopo tanti anni, la multinazionale, che anzi ora contrattacca sul caffè. Ovviamente un apri-pista per altri prodotti e altri mercati, come la cioccolata, il thè o altre bevande.
Le altre multinazionali non sono state in grado di pensare l’impensabile, troppe prese dal nascondersi rispetto ai temi equo-solidali, anche quando non erano particolarmente toccate da questi, ma siccome “multinazionale” è brutta parola per certi movimenti ideologici, allora sono rimaste paralizzate.

Bene ragiona la Nestlè che non si fa intimorire. Che poi sul piano etico ci sia da ridire sulla violazione di direttive internazionali sul latte in polvere, questa è un’altra storia, che andrebbe risolta definitivamente dalla Nestlè.

Cmq l’attacco al boicotaggio è iniziato, prendendolo per le corna, dopo tanti anni di scarsi risultati dello stesso.
Spero che chi ha giustamente proposto il boicotaggio, studi soluzioni migliori di dire: “come vi siete permessi di farlo?”

Sul nomadismo e la Diaspora

Forse la cataegoria con cui sto classificando questo post non è delle più corrette. Parlando di Diaspora dovrei inserirlo sotto il cappello dell’Ebraismo.
Ma credo che parlando anche di nomadismo, di uno stato di continuo vagare, posso estendere la questione al più generico valore della Libertà

La Diaspora è uno stato non voluto di abbandono della propria terra, della propria casa. La terra perciò diventa una casa agognata, desiderata, ma non sempre voluta o meglio neecssariamente da concretizzare.
Pensiamo a quanti ebrei potrebbero tornare in Israele, eppure ormai aiutano questo stato/terra, ma rimangono nelle nazioni di adozione. Oppure quanti percepiscono e preferiscono rimanere in costante esilio, nomadismo, come se questa tensione possa aiutarli a portare avanti una ricerca, una passione/tensione etica, religiosa, emotiva che potrebbe acquietarsi con il ritorno nella propria terra/casa.

Credo che il nomade, volontario o diasporico, abbia però una capacità, una caratteristica, che forse chi non lo è, non può avere: un cuore o meglio una sensazione che la propria casa possa essere più grande, più estesa di quella delimitata dai muri, dalle colline della terra d’origine.
E’ in grado di abbracciare con più falicita, con naturalezza l’ampiezza del Creato.

Il suo orizzonte non è quello che vede, ciò che ha di fronte, ma ciò che la sua immaginazione, anche solo emotiva, può raccogliere, stendere oltre lo spazio.