Il primo romanzo di Elisabetta Bucciarelli è edito da Mursia dal titolo intrigante Happy Hour. E scrivo intrigante perché ormai questo momento della giornata è diventato il nuovo grande happening socializzate di questo inizio di secolo.
Anche il posto più sfigato e insulso può diventare trendy se riesce a trovare una formula per l’happy hour. Come canta Ligabue, vivere vivere costa la metà quanto costa far finta vivere da star? e questo thriller o giallo all’italiana ci conduce con un discreto spirito ironico nella Milano sempre da bere, ora negli happy hour.
Il libro è molto piacevole da leggere, ricco nel linguaggio e soprattutto nelle informazioni culturali, del mondo del mercato dell’arte e dello spirito con cui vive un collezionista. Ma la trama è debole, l’idea di fondo è molto valida e intrigante, ma solo trattata in superficie.
Il serial killer, perché tale si tratta, è confuso tra droga, assassini “normali” e poco approfondimento. Alla fine della lettura sappiamo poco di lui. D’altra parte sono descritti benissimo tutti gli altri personaggi, vivi, potremmo dire autentici.
Molto probabilmente è un giallo alla rovescia questo libro: piuttosto che dedicare pagine intere al mostro che in qualche modo diventa comunque qualcuno di interessante e affascinante, Elisabetta Bucciarelli preferisce dedicarsi ai buoni o ai normali rispetto a un uomo che non distingue più il reale dalla finzione artistica, dalla creazione vera e propria. Quando si è possessori di un’opera in realtà non se ne è padroni.
Questa forse è il percorso di lettura di questo giallo che ha la capacità e la bellezza di squarciare, come un vero assassino, la solita mediocrità milanese dei soldi e degli affari.
Il consiglio è di togliere la parola “thriller” e scrivere “Omicidi a Milano”.
Stay tuned sul prossimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli. L’ispettore Maria Dolores Vergani non può lasciarci senza aver completato la sua collezione di quadri, soprattutto perché la lettera V è incompleta…
