Alcuni mesi fa, credo aprile, un lampione sito sul Ponte Milvio è crollato sotto il peso dei tanti lucchetti messi da amanti che in questo modo, poco rispettoso delle opere storiche, volevano sottolineare il loro amore eterno. Viene subito all’occhio che l’amore eterno è facile da giurare con un lucchetto, molto meno se vuol dire non tradire, rispettare il partner, affrontatare le difficoltà della relazione, aiutarlo nei momenti difficili… etc…
Il lucchetto è un bel gesto romantico, facile, poco impegnativo e poco costoso emotivamente… si attacca e via… sempre poi lasciando il lui o la lei dopo una settimana. Ma non è in fondo questo il problema.
Il problema è che il comune di Roma si è ben guardato da proteggere un ponte tra i più importanti di Roma, come minimo per il suo valore storico, ma anche perché prosaicamente è bello a guardarsi. Così i giovani (e si può immaginare non solo) hanno attaccato lucchetti senza che chi che sia si sia preoccupato di salvaguardare l’integrità del ponte. Va detto che non essendo andato distrutto, ma solo lievemente danneggiato, come dire, è andata “grassa”.
Alle mancanze del comune e diciamolo pure della Sovraintendenza, dobbiamo anche riportare questa segnalazione che ci pare intelligente oltre che acuta. Il terzo “soggettone” della storia è il giornalismo italiano, quello che si è perso tra P2, mafiette, quotazioni in borsa e signori della finanza.
Qualche giorno prima di Ferragosto (il 12?), un telegiornale dà una importantissima (si fa per dire) notizia: Roma è giunta all’onore delle cronache inglesi grazie ai “lucchetti†di Ponte Milvio. La giornalista sorride, piena di italico orgoglio, ma forse non sa che alle sue spalle compare la prima pagina dello Herald Tribune in cui si legge (cito a memoria): “They are making a mess of the oldest bridge in Rome”. Uno scempio, dunque, o se si preferisce una immondizia, sul più antico ponte romano. E per condimento ci propina immagini di felici fidanzati che si abbracciano, armati di lucchetto, e immortalano la loro demenza per il piacere di tutti.Il giorno seguente tutti i giornali radio di RAI Radio1 danno la stessa notizia, con lo stesso nazionalistico orgoglio. Una giornalista arriva a dire (sempre piena di italico orgoglio) che a Roma si sta creando una nuova tradizione, come quella delle monetine nella fontana di Trevi. Nessuno che osi obiettare sulla stupidità di questa nuova mania e di chi ha autorizzato l’uso tanto improprio di un monumento di grande interesse storico per la città di Roma. Nessuno che abbia il coraggio di tradurci fedelmente il giusto rimprovero della stampa inglese.
Purtroppo non esiste un reato di istigazione alla imbecillità .
Sottoscrivo…