Guardando un tavolo dove si gioca il Burraco si possono notare diverse geometrie. Giochi diversi che si sviluppano secondo percorsi a volte casuali a volte espressione della nostra mente.
Quante volte vediamo piccole scale o tris che ricoprono un lato del tavolo come spazi infiniti, il cielo, il deserto, l’orizzonte. Tante piccole opportunità che si sviluppano, crescono, ampliano il loro spazio. Possono sembrare carte di poco conto, una scala di tre-quattro-cinque di fiori. Oppure un kappa, donna e jack. Piccole postazioni di speranza, di raggiungere quella fatidica combinazione di 7 carte che dona da 100 a 200 punti.
Altri giocatori, un po’ per forza, un po’ per stile preferiscono completare in mano una bella scala, un lungo tris (+ di 3 carte). Sembra l’aspirazione a un mondo verticale, più ristretto, ma non meno bello, fatto di profondità , attenzione, riflessione.
Altre volte è il caso, il fottuto caso. Ma d’altra parte è sempre il caso? Non è forse un gioco di carte? Si può essere bravi quanto si vuole, ma 5 pinelle e 2 jolly risolvono anche la scarsezza di gioco, la poca esperienza… o no?
