Quando si gioca a Burraco c’è sempre, in fondo al cuore di ogni giocatore, il timore di perdere a causa di punti fatto dall’avversario usando quelle carte che valgono poco: i 3 e i 4, ma anche il 5.
Sono carte che valgono poco, soprattutto con i tris. Ma se quel tris cresce fino a 7 carte diventa un burraco: 100 punti se sporco, 200 se pulito.
Vi immaginate 200 punti fatti con sette 3…
Roba da strozzarsi pensando che in punti valgono trentacinque… argh. La beffa poi supera l’indicibile se uno di quei 3 lo avete scartato voi (proprio voi che subite quel burraco…).
Insomma questo stramaledetto gioco del Burraco da l’occasione anche alle carte piccole, senza apparente valore, di riscattarsi. Pensate alla “pinella”, un semplice 2 che diventa una super-carta.
Il tutto suona come di “sogno-americano”, nel paese dove tutti, singolarmente, possono avere la loro occasione, come Steve Jobs o Bill Gates, e prima di loro tanti altri. Un sogno incredibile che muove da quasi oltre 200 anni il popolo statunitense. I padri fondatori così scrissero nella Dichiarazione d’Indipendenza:
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità : che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà , e la ricerca della Felicità [...]
Il Burraco è un po’ come una dichiarazione d’indipendenza per le carte piccole.
Ecco perché quando scartiamo una carta bassa pensando, tanto non vale molto… stiamo attenti che abbiamo buttato a mare le casse di thè, che diedero il via a una delle rivoluzioni degli ultimi secoli.
Pensiamoci bene, un 3 può essere come il metano… ti da un mano…
