Monthly Archives: August 2009

Catherine Deneuve e Michele Placido in Versilia

Leggo su Repubblica.it questa notizia:

Circa 200 spettatori non hanno gradito l’anteprima mondiale dello spettacolo “Je me souviens” (“Mi ricordo”), che ha visto protagonisti Catherine Deneuve e Michele Placido al debutto al Festival la Versiliana. Complice la complessità dell’opera e forse anche a causa del fatto che la Deneuve ha recitato in francese senza sottotitoli o traduzioni, al termine dello spettacolo sono volati i fischi. Poco dopo molti spettatori si sono presentati davanti alle biglietterie urlando “ladri…rimborso, rimborso”. Dopo l’intervento delle forze dell’ordine gli organizzatori hanno esposto un cartello con la scritta “A richiesta potete scegliere di avere un biglietto per un altro spettacolo in programma, con esclusione degli spettacoli di musica leggera”. La produzione dello spettacolo replica: “Avremo dovuto informare meglio il pubblico sulla natura e la durata del recital”

Non capisco dove sia il problema. Cosa si aspettava il pubblico della Versilia? Uno spettacolo teatrale tradizionale? Dov’è il “ladri”? Cosa avrebbero rubato i due attori?
Andare a teatro vuol dire scoprire un mondo, si tratta di una proposta artistica che alcune persone fanno a un pubblico. Questo pubblico potrà fischiare, denigrare, tirare luppoli dalle scalinate, applaudire, ma non chiedere il biglietto indietro.
Non si può sempre sapere cosa sarà recitato e presentato, così è evidente che si rischierà da parte del pubblico, ma soprattutto si scoprirà quel mondo artistico che gli autori volevano proporre.

Invece si ha l’impressione che il pubblico si è recato perché c’era Placido e la Deneuve, ai quali è dato permesso solo di recitare le “solite cose” e non sperimentare modalità recitative come il recital. Genere in Italia ormai morente.
L’impressione che siano gli attori a dover essere risarciti per il pessimo pubblico di fronte al quale hanno dovuto recitare. Ma se qualcuno ha maggiori informazioni o ha visto lo spettacolo, commenti.

Pillola abortiva…

La CEI afferma che la pillola abortiva offende le donne. La posizione emerge da una intervista fatta al vescovo Giuseppe Anfossi. Come al solito il tema dell’aborto va a toccare le basi della convivenza democratica e civile in una società multiculturale e laica.
La Chiesa non è in grado di far rispettare le proprie regole, i così detti “cattolici” sono sempre più senza valori, senza più attenzione agli insegnamenti del Cristianesimo. Sfugge a tutti che se qualcuno considera il feto “vita da difendere” per altri può non essere così, oppure si valutano da difendere altri valori e altre situazioni.
Ancora fa più ridere che si dica che la pillola abortiva offende le donne, ma la Chiesa vuole obligare le donne a tenere il figlio frutto di uno stupro, tanto per fare un esempio… e questo cos’è?

Offendiamo le donne ogni volta che non le ascoltiamo, ogni volta che vogliamo imporre come vivere la loro femminilità e la loro sensibilità di essere viventi. Ogni volta che imponiamo loro cosa devono essere e cosa possono essere.

Se una persona è cattolica rispetterà il divieto dell’aborto, chi non lo è abortirà, perché riterrà opportuno farlo, perché avrò un buon motivo. Non si può pensare che l’aborto sia come buttare una mela marcia. Non abbiamo idea, noi maschi, cosa vuol dire prendere una decisione di questo tipo.
Speriamo almeno che chi ogni giorno deve prendersi questa responsabilità non sia abbandonata da amici, parenti, “il padre” del feto, etc… Solo così rispetteremo le donne.

Il resto sono tentativi di controllare i valori e la morale.