Category Archives: Bufale (hoax)

Sempre sull’11 settembre

Il mio post sull’argomento ogni tanto fa scattare la critica dei complottisti.

Il grosso problema è legato all’uso delle categorie e degli schemi mentali che si usano quando guardiamo una pagina di un libro, oppure guardiamo fuori dalla finestra, oppure un video o peggio interpretiamo la realtà.

Uno degli ultimi commenti, devo dire più duro del solito, mi sollecita ad aprire gli occhi: questa persona stia tranquilla che sono ben aperti e non vedo un missile. E non vedo un missile perché non voglio accettare passivamente un approccio complottistico e anti-statunitense a tutti i costi. Cioè non voglio avere un approccio carico di pregiudizi.

Per aiutarvi ecco un bellissimo sito, sempre da leggere. E da leggere anche questo libro che studia i fenomeni delle hoax e affronta anche la questione del missile auto-lanciato dal Pentagono (per di più inutilmente, visto che le torri gemelle bastavano per giustificare, ahimè, un attacco militare): Disinformation Technology di Stefano Porro e Walter Molino.

Però ripeto e stra-ripeto due, tre concetti molto chiari:

  1. se avete deciso che gli USA sono dietro a complotti e che controllano tutto, allora non ci metteremo mai d’accordo
  2. leggete attentamente il mio post dell’epoca
  3. ma perché mi devo mandare addosso un missile quando mi hanno tirato giù due grattacieli pieni di gente per giustificare una guerra?

Baci e abbracci

Bambino kamikaze: sì o no?

Il telegiornale da la notizia che la stampa italiana avrebbe dato tutto il giorno una notizia sbagliata, cioè che il kamikaze a Bagdad sarebbe un bambino di 10 anni. Un esempio di questo errore sarebbe su Repubblica.it.

La stampa straniera avrebbe evitato di parlare della notizia, ma si sarebbe invece preocuppata di verificare la notizia. In effetti cercandonegli articoli del New York Times, così come nella CNN non si trova traccia di questa notizia.
Ci troviamo quindi di fronte alla solita scara professionalità, se non incompetenza di giornalisti, editori etc…

Essere focalizzati nel sensazionalismo, non è informazione e non è giornalismo. Chissà perché all’estero stanno più attenti alla professionalità, ai valori della democrazia (perché l’informazione fa parte dei suoi valori)?

Paronie privacy

La parola privacy ha generato grossi problemi sulla delimitazione della nostra area di privato, lo spazio che possiamo definire nostro, dove noi siamo i sovrani indiscussi.

In realtà è e rimane uno spazio pieno di crepe e buchi, dove cmq altri esseri umani possono entrare, per tanti motivi: amore, affetti, lavoro, coincidenze e così via. Esistono poi interferenze non ammissibili, come quelle delle aziende che vogliono invaderti con pubblicità, attività di marketing di ogni tipo.
Il censimento dei comportamenti e delle abitudini dei consumatori è la chiave di volta del marketing.

A questo va unita l’esigenza di tutelare quei diritti inviolabili che sono sanciti dalla Costituzione e dalle leggi. Per difenderci da abusi di uno stato sempre più distante da noi.
Così in un modo o in un altro è nata una legge sulla Privacy. Da questa una serie poi di eccezioni e di attività di controllo in contraddizione con tutto questo.

Si è creata in realtà una grande confusione e tutt’oggi si esagera in un senso o in un altro.

Un caso di esempio di esagerazione da paronia da controllo è quella dell’articolo su Punto Informatico, rivista on line tra le migliori del settore, ma con cadute di stile per cadere ogni tanto nella esasperazione del pericolo sui controlli.
Questo scritto ci suggerisce di farci in caso un proprio server di posta. Lo dico chiaro: ma pensate che milioni di utenti on line si mettano a farsi un server di posta (anche con l’aiuto di un amico, come suggerite?)?
Mi sembra fuori dai coppi. Anzi senza ne capo ne coda. Rivolta esclusivamente al target dei pochi smanettoni.

Quando leggo di questi articoli mi viene sempre in mente quella leggenda metropolitana che girava a Bologna, per cui in questura c’erano persone che passavano il tempo ad ascoltare le telefonate dei bolognesi per controllarli. Di solito la frase che avrebbe dovuto rafforzare la credibilità di questa affermazione era: una mia amica ci ha lavorato, oppure un’amica di un’amica di ha lavorato.

Io invece non le ho mai incontrate queste persone, come non ho mai incontrato persone che abbiamo ottenuto una sedia a rotelle raccogliendo scontrini fiscali della spesa. :-)