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Addio Paul Newman

Paul Newman - 2002Brutta notizia per il cinema e per le fan del grande, concedetemi questo appellativo, Paul Newman. Attore di moltissimi film, trai i quali non possiamo dimenticare Butch Cassidy and the Sundance Kid del 1969 o il film Exodus sull’esodo del popolo israelitico per tornare nella propria terra.

Infatti Paul Newman era di origine ebraiche e fu scelto dal regista perché era ebreo ma non lo sembrava. Se non ricordo male lo stesso Moni Ovadia usava o usa la figura di Newman per dimostrare che i pregiudizi sono basati su false basi cognitive.

Mi è sempre piaciuto Paul Newman, quel sorriso, quel volto che sembrava sereno anche quando cercava di recitare parti drammatiche.

Vi segnalo due articoli su di lui che mi sembrano di gran valore:

Sulle recensioni dei suoi film che non ha mai letto:
“If they’re good you get a fat head and if they’re bad you’re depressed for three weeks”

Babel

Ultima visione del periodo è Babel di Alejandro González Iñárritu. E’ la storia di quattro famiglie in quattro parti del Mondo, le cui storie sono collegate da una serie di eventi drammatici.

Il regista ha smontato, direi anche coraggiosamente, la linea temporale delle storie. Non ci sono più scene “una dopo l’altra” secondo la sequenza e il rispetto dello spazio-tempo. Così un fatto che accade all’inizio del film si aggancerà a un altro che viene raccontato alla fine che si aggancia a qualcosa mostrato a metà film. Per non farci perdere l’orientamento e permetterci di seguire la storia, Iñárritu non usa didascalie, ma riproduce voci, scene che ci ha già mostrato, da un altro punto di vista.

La nostra mente recupererà l’informazione e dirà “ehi, ma questo è successo prima: ecco con chi parlava al telefono X o Y”. L’idea è ottima così come l’esecuzione e la storia. Però Iñárritu si innamora del suo meccanismo, del gioco di montaggio e di sceneggiatura, così il film dura due ore e mezza.

Una durata inutile. Già dopo due ore il film ha raccontato il modo magistrale la storia. La mezz’ora che segue sembra inutile. Il regista perde il contatto con la realtà, dimentica la storia e si innamora del meccanismo. Un brutto errore che rende il film pesante.

Un vero peccato, visto che le prime due ore erano magiche.

Profumo

Non ho letto il libro, ammetto. E non per particolari motivi: non è capitato. Ho letto altro in questi anni. Per cui mi sono avvicinato, diversamente da altri, con lo spirito di chi vuole vedere com’è il film, più che “come sarà rispetto al libro”.

Questo atteggiamento è di solito sbagliato, al meno per come intendo i film. Un libro e un film sono per loro stessa natura diversi. Non sono confrontabili. Si può dire preferisco come il libro racconta la storia rispetto al cinema o a un fumetto… ma non si può giudicare un film dal fatto se rispetta il libro oppure no.

Così di Profumo posso dire che mi è piaciuto finché si è trattato di una storia di un serial killer nel settecento francese. Per niente quando è emersa la parte magica, fantasiosa, irreale. A tutto oggi: cosa c’entra? Non era interessante, originale e stuzzicante tutta la trama delle essenze ricavate dal profumo dei corpi uccisi?

Però quest’ultima parte così diversa da gran parte del film, almeno per me, è sorretta da una fotografia eccellente, ottima interpretazione degli attori, soprattutto del serial killer e in generale tutti gli interpreti hanno dimostrato di essere di ottima livello. C’era anche un Dustin Hoffman… :-)

Mi dicono che il libro spieghi meglio il personaggio e permetta di capire anche questa atmosfera magica della fine. Quando un giorno leggerò il libro lo saprò.