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New York 2009 – 3

Prosegue la mia permanenza nella Grande Mela. Domenica una passeggiata per Central Park, eccoci alle 17 presso la Chiesa di San Peter lungo la Lexington per ascoltare la messa luterana caratterizzata da intermezzi di jazz eseguiti e cantati da Melissa Stylianou Trio e Paul Knopf. La messa era alternata da musiche jazz con lettura dei brani biblici e l’omelia.

La sera cena presso un ristorante adattissimo a chi pensa che tutte le razze siano uguali. Smith & Wollinsky sulla 3 ave. Tutti i bianchi i commensali così quasi tutti i camerieri, tranne un paio di orientali.
Sulle pareti targhe con nomi dei absent friends (cadutti in battaglia?), mentre la foto di un marine era incorniciata all’ingresso del locale.
Fuori dal locale c’erano solo bandiere americane e il cibo che si poteva mangiare era vera carne yankees.
Che dire, un locale per veri bianchi-americani. E anche se lo scenario poteva non piacere, comunque la carne è eccezionale.

Lunedì non poteva mancare la festa di San Gennaro, finalmente nella vecchia Little Italy abbiamo potuto rendere omaggio al santo, mangiare zeppole e assistere a un idillio di colori italiani. Il tutto circondati dai cinesi, che ormai hanno occupato tutto quello che poteva rimanere del quartiere dei Corleone.

Melbury street sembra un luogo fuori dal tempo e nello stesso tempo ricorda quelle feste paesane del sud Italia. Probabilmente più scena, coreografia che ormai un vero ricordo dell’Italia emigrante che fu.

Il tempo ha retto anche oggi, ma ci aspettiamo pioggia nei prossimi giorni. Sarà l’occasione di musei e shopping, anche se oggi una scappatina al NBA store è stata doverosa.

New York 2009 – 1

Eccomi di nuovo a NYC dopo un anno esatto. Questa volta in vacanza.
Dopo un disastroso scalo a Detroit dove l’aereo non è partito e quindi sosta con dormita in un albergo locale. L’altro ieri siamo arrivati e subito al Moma, dopo abbiamo potuto osservare opere di diverso tipo. Il secondo piano si è rivelato particolarmente curioso per l’esposizione di oggetti di uso comune nati e diffusi negli anni settanta.
In realtà il tutto è sembrato eccessivo. Una consapevolezza del destino degli oggetti di uso quotidiano, cioè che finiranno un giorno in un museo, non può certo essere la giustificazione per affermare che siano “già da museo”.

La storicizzazione non deve mai essere eccessiva, altrimenti è ridicola.

Il terzo e quarto piano sono ricchi di opere di grande valore artistico, perché concepite come opere artistiche, espressione di uomini che ricercavano un percorso artistico.
Sicuramente l’elemento più curioso è stato un custode che canticchiava canzoni religiose.
Ma alla fine il Moma? Vale la pena.
Sì, semmai con l’intermezzo ironico del secondo piano.

Obama

Il Papa “nero” è stato eletto.