Bene, vediamo allora i cosidetti partiti della Sinistra Radicale. Il risultato è decisamente negativo se osserviamo l’obiettivo di entrare nel Parlamento Europeo, ma certamente avere queto obiettivo non mi sembra così rilevante se si vuole fare politica e si manda il messaggio che alla fine quello che conta è trovarsi il posticino da qualche parte.
Anche la Sinistra Radicale manca spesso di senso della democrazia e della politica, ma non se ne accorge perché è convinta di avere ragione, cioè lei è portatrice di ciò che è giusto, mentre gli altri sbagliano. Dialettica zero, confronto zero… solo la propria verità.
Va aggiunto che si tratta di realtà politiche guidate da vecchi gerarchi di precedenti coalizioni progressiti-ulivo, quindi anche un chiaro messaggio di “siamo sempre gli stessi”. Sono anche aree molto arretrate sul pensiero di analisi e comprensione della realtà, abbracciate a vecchi modi di ragionare rafforzati da pensatori che hanno perso negli anni sessanta, negli settanta, negli anni novanta e proseguono amabilmente anche in questo nuovo millenio.
Il dato numerico però è interessante. Sia l’area che potremmo definire “comunista”, sia l’area che potremmo definire “social-libertaria” raggiungono lo stesso risultato che segna un raddoppio totale della Sinistra Radicale… cioè il 6%.
Però siccome non vanno in realtà d’accordo e comunque non c’è un cambio generazionale, la frittata è sempre la stessa. Sarebbe naturale una alleanza con il PD, anche per permettere a Di Pietro di tornare a destra, suo luogo naturale, ma con questa dirigenza che vuole il posticino nel parlamento europeo, la vedo dura.
Ma i giovani le palle ce le hanno?
Il dato delle elezioni europee sottolinea alcune passaggi interessanti della situazione politica italiana:
- PDL e Lega vincono. Nelle dispute elettorali chi prende più voti vince, nel caso poi delle elezioni europee il voto va non può incidere sulla maggioranza di governo, perché questa è stat eletta e va normalmente a fine mandato salvo perdita della maggioranza in Parlamento.
- PD rimane lì al palo. Quindi perde. Resta il fatto che riesce a rimanere unito anche a fronte di lotte interne e tentativi dei caporioni nazionali (tipo D’Alema e Rutelli) di fare i loro interessi politici. Cmq paga ancora il fatto che non abbia azzerato la dirigenze dei DS e Margherita e quindi dando con difficoltà l’immagine di partito nuovo.
-IDL è un partito strettamente legato alla persona di Di Pietro, quindi incarna quel fenomeno anti-democratico è che il populismo, che non è mai buono.
- UDC rimane saldo al centro in attesa di far eleggere Casini Presidente della Repubblica e diventare ago della bilancia alle prossime politiche. Casini sa di non poter vincere le elezioni, ma sa che può raccogliere nei prossimi anni “cose” da scambiare per raggiunggere profili altamente istituzionali. Sarebbe comunque un ottimo Presidente della Repubblica.
- “accozzaglie varie della sinistra”, beh che dire, sicuramente separati hanno aumentato il loro bacino di voti (in fondo registriamo un oltre 6% sommando SL + RF + CI), ma le mancanze teoriche, culturali, ideologiche sono tali, che difficilmente riusciranno a comporre una forza politica di Sinistra che possa essere un alleato valido per il PD oppure una alternativa sociale. Si tratta di vecchi gerarchi dei Progressisti e dell’Ulivo, profonde mancanze teoriche e metodologiche nella comprensione della realtà, diffuse logiche antiquate e superate, molto incomprensibili al elettore medio.
- Radicali lentamente muoiono. Con IDL sono stati il grosso errore di Veltroni.