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Il fattaccio delle navi pacifiste

Proprio queste mattina leggo l’intervento di Obama citato su Repubblica.it. Il presidente degli USA ha, ancora una volta, lanciato un messaggio intelligente, che rischiamo che non sarà colto dalla gara di bel pensiero che da anni sbrodola su questo tema.

Obama sembra abbia detto “Trovare modi migliori per aiutare Gaza”. Ed è da questa riflessione che bisogna partire.

E’ innegabile che Israele poteva fermare le navi e affermare il suo legittimo potere come Stato in modo tale da non mettersi in difficoltà rispetto al resto del Mondo. La questione di Gaza è una gigantesca ipocrisia che coinvolge tutti. Se veramente gli stati arabi e mussulmani dell’area vogliono aiutare i palestinesi di Gaza dovrebbero svolgere attività non anti-israeliane ma cercare di creare una piattaforma socio-economica con Israele tale da ridurre le paure dello stato israeliano rispetto alla sua esistenza e nello stesso tempo soddisfare le esigenze legittime del popolo palestinese.

In realtà nessuno, compresa l’Europa, vuole che l’area si pacifichi, altrimenti si formerebbe una economia così forte e solida, già lo è con lo stato di guerra, tale da rompere gli equilibri economici dell’Occidente e potrebbe generare una nuova superpotenza, più geografica che statale (non tanto Israele quanto Medio Oriente).

Il movimento pacifista invece oggi è oggettivamente il movimento meno utile per realizzare un processo di pace. Troppo condizionato da spinte politico-etniche, nel suo linguaggio usa categorie razziali e tendenti sempre a “rescindere” un rapporto, a impedirne la formazione. La posizione sempre totalmente oltranzista, assolutista (portatori solo loro di valori giusti), determina una difficoltà a dialogare. Sembra che tutte quelle discipline che aiutano a negoziare, capire l’uomo, etc… e che facilitano il dialogo, siano sconosciute. Manca sempre la capacità di ascolto, di comprensione. Esiste sempre e solo la posizione “giusta”, ma pacifista.

Il problema però, dal mio punto di vista, è quello descritto sopra. Ma lo fisso per punti precisi per aiutare:

1. come si diceva nessuno, cioè stati e gran parte delle istituzioni vuole pacificare l’area, per evitare la nascita di un’altra area economicamente forte che potrebbe rompere gli equilibri economici tra occidente e oriente.

2. gran parte della società palestinese è stata addestrata dai vari movimenti politici locali all’uso delle armi da oltre 30 anni, esiste quindi un problema di riconversione sociale (cosa far fare a tutti questi uomini armati in caso di pace) e anche di prospettiva umana, visto che sono stati cresciuti all’odio.

3. la società israeliana ha bisogno di una garanzia di pace, visto che dal 1945 cercano di annientarla. Come detto prima la nascita di una piattaforma socio-economica ma anche politica con tutti gli stati dell’area consentirebbe di superare lo stato di assedio psicologico in cui è la società israeliana.

4. Israele deve riconoscere unilateralmente lo Stato Palestinese in modo che al prossimo lancio di missili di Hamas, sarebbe aggressione secondo il diritto internazionale. Bisognerà gestire le relazioni tra le due entità in questo modo. Essere Stato non vuol dire armare missili da spedire contro i centri abitati, ma spendere soldi per uso civile e non per armi.

Chi la fa… la aspetti…

Dopo che per tanti anni i libri scolastici palestinesi hanno negato e negano l’esistenza dello stato di Israele, ma sicuramente anche qualche stato islamico farà lo stesso, anche Israele ha cominciato a ridisegnare le mappe del suo Stato.

Così Repubblica.it ci segnala la notizia che il Ministero del Turismo israeliano ha rilasciato una mappa dove invece di Cisgiordania si parla di Samaria e Giudea.

Ora va ricordato che mentre lo stato di Israele esiste per legittimità di diritto internazionale, dato giuridico che si è gudagnato anche con il coraggio di dichiarsi Stato anche quando tutti i confinanti lo volevano morto; tecnicamente la Cisgiordania è un pezzo di territorio della Giordania che la stessa ha perso in guerra e rinunciato.

Anche se può sembrare poco delicato il gesto del ministero israeliano, ho l’impressione che sia tecnicamente ineccepibile, mentre quello che viene insegnato nelle scuole palestinesi si chiama “antisemitismo”.

Shalom

Iran e tutto il resto

Bizzarra e come al solito scadente informazione del giornalismo italiano sulle dichiarazioni del Presidente iraniano. Ero in palestra due giorni fa quando sento che avrebbe accettato l’idea di due stati, uno israeliano e uno palestinese.

Peccato che alla lettura dell’intervista (su Repubblica.it) altra era la dichiarazione, cioè la solita affermazione che se i palestinesi sono d’accordo è d’accordo anche lui. Una bella differenza.

Comunque il problema gira sul fatto che proseguiamo a leggere il mondo Medio Orientale secondo le nostre logiche  il nostro modo di pensare. Mentre ogni popolo ha una sua cultura e agisce secondo propri schemi. A questo si aggiunge che il nostro giornalismo è veramente scadente.